lunedì 12 dicembre 2016

Vittorio Veneto - Papa Luciani



La fontana della foto qui accanto è sita nel cortile del castello San Martino di Vittorio Veneto, ora sede vescovile. Oggi, tornando da Erto, nei pressi della diga del Vajont, ci siamo fermati a visitare Vittorio Veneto, famosa cittadina in provincia di Treviso, dove per undici anni, Albino Luciani, visse quale Vescovo della diocesi, prima di diventare Patriarca di Venezia e poi Papa con il nome di Papa Giovanni Paolo I. Per inciso, è il Papa che preferisco anche se ha svolto le sue funzioni per solo un mese.
Vi ripropongo, allora, un articolo scritto per alcuni quotidiani su: Il Papa del sorriso



Non avevo ancora compiuto 10 anni quando dal conclave uscì la fumata bianca che comunicava al mondo intero che Albino Luciani era stato eletto Papa con il nome di Giovanni Paolo, il primo.

Era il 26 agosto del 1978, lo stesso anno in cui morì assassinato Aldo Moro e in cui il terrorismo era in piena attività.

Il Papa del sorriso visse solo 33 giorni di episcopato ma lasciò in me come in tanti altri un segno indelebile, un impronta a fuoco nel cuore e nell'animo.

Fu uno dei dodici papi nella storia della chiesa a durare in carica non più di un mese.

Le parole pronunciate nelle poche uscite pubbliche, il sorriso, la voce flebile, e quell' assolutamente nuovo modo di concepire la missione papale rimangono tuttora vivi nel cuore di chi ha avuto modo di conoscerlo.

Non volle sentire parlare di “intronizzazione” (cerimonia dell'investitura del nuovo Papa) tanto cara agli amici della De Filippi di oggi, e cambiò il nome alla cerimonia. Abolì la “Tiara”, la corona che veniva posta sul capo del nuovo pontefice appena eletto. Alcuni non accettarono questi cambiamenti ed espressero pubblicamente il loro sentimento di contrarietà.

Il Papa del sorriso un giorno parlando con il suo vicario fece la seguente annotazione: “io sorrido e sorrido sempre, ma mi creda, io soffro dentro”. Quando a San Pietro si radunarono più di trecento mila persone, Lui confidò che “la figura del Papa è troppo lodata, c'è il rischio di cadere nel culto della personalità che io non voglio assolutamente: il centro di tutto è Cristo e la Chiesa”. Sfogliando poi l'annuario pontificio, rimase stupito dei numerosi titoli di cui il Papa è insignito e li ridusse a tre.

All'apertura della sua prima udienza generale del 6 settembre 1978, esordì con questa frase: “Dobbiamo sentirci piccoli davanti a Dio. Quando io dico “Signore io credo”, non mi vergogno di sentirmi come un bambino davanti alla mamma, si crede alla mamma, io credo al Signore...”, per proseguire con la storiella del concessionario d'auto per far capire a tutti che il Signore ci ha dato un corpo e un'anima e delle regole per far funzionare bene il tutto, ma anche la libertà di non seguirle. Sin dall'infanzia vissuta in povertà nella sua Canale D'Agordo, una qualità, una dote fu a Lui sempre cara: “l'umiltà” tanto da ribadire “che il Signore ama tanto l'umiltà che, a volte, permette peccati gravi”. Un Papa, che in nome di questa umiltà, fece celebrare messa al suo secondo segretario e volle fare da chierichetto. In nome di questa umiltà chiese a tutti di fare un passo indietro per lasciare davanti il Cristo, chiese una Chiesa umile, essenziale e povera. Questa auspicata povertà della chiesa alimentò la rabbia degli avversari di un tempo, degli affaristi spregiudicati mercanti nel tempio. Volle riformare lo Ior “la Chiesa non deve possedere un potere ne avere ricchezze, il mondo deve sapere le finalità dello Ior, come vengono raccolti i denari e come vengono spesi, si deve arrivare alla trasparenza” (prima di Brunetta). Un'altra frase rivoluzionaria che sconvolse parte dei teologi romani è quella che disse durante la penultima udienza ovvero che “...Dio e papà; più ancora è madre”. Fu accusato di correre il rischio di far credere ai sempliciotti che esiste una quarta persona oltre al Padre, al figlio e allo Spirito Santo. In una udienza del mercoledì torna sul rapporto madre e figlio per dimostrare che come si crede alla madre e a quello che dice, così si deve credere a Dio per quello che è e non solo per le sue opere. Le maldicenze e i malumori crebbero soprattutto all'interno della stessa chiesa, si disse che era “Don Camillo in Vaticano” (Le Monde), si affermò che Papa Luciani non aveva niente dello spessore intellettuale di Paolo VI, che era un Papa bonario dal “nozionismo senza spessore”, “della teologia spicciola”.

Il Papa che leggeva tutte queste cose, un giorno disse “...qualcuno mi ha definito un Papa insignificante. Io l'ho sempre saputo e il Signore prima di me. Posso essere una ciabatta rotta. Ma è Dio che opera in me.”

Si rese conto che la curia “.. è un gigantesco ufficio...” e che “La riforma della curia è urgente”, affermò altresì che “non sono stato eletto Papa per fare l'impiegato. Non è così che Cristo ha pensato la sua Chiesa”.

Alla luce dei fatti odierni, della crisi religiosa, culturale, economica ed intellettuale alimentata quest'ultima dalla penosa programmazione televisiva, fatta eccezione per alcuni servizi spesso trasmessi in tarda serata, la semplicità, la spiritualità e la politica dolcemente rivoluzionaria di un Papa come Giovanni Paolo, il primo, si fanno desiderare dal sottoscritto e da tutti coloro che ritengono necessario un cambiamento radicale di rotta.

Non vorrei essere considerato un avversore della chiesa, perché non lo sono affatto, ma ritengo necessario un messaggio forte da parte delle alte sfere religiose, ritengo indispensabile che la chiesa non solo quella dei parroci e dei frati, si avvicini un po' di più alla povera gente alla gente laboriosa, sofferente, alle vittime di guerre e di ingiustizie. Sarà forse una banalità, sarà forse una ingenuità o un mio peccato, ma gli ori e gli sfarzi messi in mostra in TV, la filosofia erudita delle omelie papali e dei grandi teologi, la lontananza della chiesa dalla vita quotidiana avvertita dai più, non sembrano riavvicinare Cristo alla gente, non sembrano rispecchiare la vita di Cristo e il messaggio cristiano narrato nei Vangeli. Il messaggio che a mio umilissimo parere deve essere diffuso con maggiore incisività è:“Chiesa povera tra i poveri”, “Umiltà, servizio, preghiera e carità” anche e soprattutto nell'esempio e nelle parole di chi ha il maggior potere rappresentativo e la maggior visibilità. L'opera puntuale e silenziosa dei missionari in giro per il mondo è nota a chi ha la volontà di approfondire la questione, ma spesso ignorata e non conosciuta dai più. La chiesa e i cristiani hanno bisogno sempre più di figure come Madre Teresa di Calcutta, Don Bosco, Don Gnocchi, Santo Pio, San Francesco, persone vicine alla gente sino al punto di soffrire per le stesse cose e per le stesse malattie. Persone che cercano di dar da mangiare agli affamati, dissetare gli assetati, vestire i nudi e riempire i cuori, ridare dignità agli oppressi e alle persone emarginate e offese. Persone che facciano sentire veramente Cristo tra la gente, con la gente, persone che non diano il superfluo ma il necessario o il tutto per gli altri.

Rovigo lì, 9 novembre 2009

martedì 25 ottobre 2016

Caro Papa, come si fa?



Caro Papa Francesco, condivido tutto quello che dici ma un piccolo appunto lo devo fare. Nessuno, penso, si diverte ad essere triste o a cercare il pelo nell'uovo ma quando il marcio ti circonda come si fa a sorridere? Quando ti trovi circondato da corruzione, malaffare, schiavitù sotto il nome di disoccupazione e sfruttamento, come si fa a gioire? Non mi diverto certo a criticare la Chiesa ma quando vedi parrocchie sguarnite e preti fare i capricci per voglie personali come si può tacere? Uno ha la mamma da assistere e non vuole essere disturbato, l'altro non vuole cambiare città, l'altro ancora desidera una parrocchia piccola e poco impegnativa, un altro ancora non vuole più fare il frate ma il prete e senza contare quelli che vorrebbero sposarsi e viaggiare. Abbiamo pure quelli che vanno in vacanza ai tropici e quelli che girano in auto di lusso giustificandosi con il fatto che è un regalo dei genitori. Papa Francesco, a me risulta difficile sorridere difronte a tutto questo e ancor più difficile spiegare ai miei nipoti che si allontanano dalla fede, che la Chiesa non è questa, che il clero non è tutto uguale. Ma dove sono finiti i preti che obbediscono? E quelli al servizio della comunità? Quanto possono essere credibili dei preti che predicano il Vangelo ogni giorno e che non danno nemmeno l'impressione di tentare di viverlo? Vedo più coerenza nei religiosi e nei laici che in molti preti. Papa Francesco, si, a volte siamo seri, a volte processiamo e cerchiamo il male ma solo per correggerlo. Siamo seri perché dobbiamo lavorare e spesso per pochi soldi, siamo tristi perché stanchi non riusciamo a soddisfare i bisogni dei nostri piccoli, siamo tristi perché i debiti, le necessità e lo Stato che ci opprime ci tolgono il sonno. I preti hanno uno stipendio e non devono lavorare come tutti, perché allora sono spesso poco disponibili? Non devono fare straordinari per dare un boccone di pane ai propri figli e allora perché non servono il popolo come a chiesto loro di fare Dio? Grazie a Gesù abbiamo le Missionarie della Carità, loro sono oggi il mio ponte di collegamento con Dio, loro testimoniano con la vita che Dio è amore.

Caro Padre Francesco aiutaci ad aver fede, ad amare e ad avere ancora speranza non solo nel Padre Nostro ma nei suoi figli, nei suoi discepoli, nei suoi apostoli contemporanei.

Grazie di avermi ascoltato. Con profondo affetto, Eugenio Malaspina





mercoledì 28 settembre 2016

Così non si può andare avanti

Così si sfoga una donna italiana, laureata e precaria da sempre non per libera scelta:
"Mi fanno lavorare 9 mesi e me ne pagano 5. Ora lo stato mi chiede di versare 3200 euro di tasse calcolate sul reddito 2015 e io dove li prendo? Questa cifra equivale a più di 2 mesi di stipendio che, aggiunti ai 4 che mi hanno fatto lavorare gratis, diventano 6 mesi di lavoro senza percepire un centesimo. 6 mesi su 9 gratis a 12 ore al giorno via da casa, vi sembra possibile poter crescere ed educare dei figli come sarebbe giusto? Niente ferie né malattia né tredicesima e quattordicesima, tutto questo per quasi 20 anni trascorsi ad occuparmi della vostra salute. Siamo solo a settembre e a più di 40 anni mi vedo costretta a chiedere un prestito alla mamma pensionata.... ".

martedì 14 giugno 2016

Estate, tempo di vacanze e di debiti

Agosto volge al tramonto e io sono in ferie e girovago per l'Italia, dal Nord al centro sino all'estremo sud della Puglia, il tacco di questa nostra strana nazione.
Alcuni giorni fa mi sono fermato un paio di notti in una bellissima zona dell'Umbria, poco distante da Norcia (Perugia) nella Valnerina, famosa località turistica immersa nel verde più verde che abbia mai visto.
Ai bordi della strada che porta alla bellissima località immersa nel parco dei monti Sibillini, vi è un ambio slargo proprio ai piedi di una collina sulla quale sorge un borgo di poche case dall'aspetto spettrale, perlopiù disabitate e in via di ristrutturazione.
Qui, ai piedi del monte e nelle vicinanze del fiume Corno che scorre tra alberi e antiche pietre, vi è l'Hotel Ristorante “Dei Cacciatori”; un piccolo ma bell'hotel in posizione isolata, tranquilla, ben collegata ai vari centri abitati, dove si può gustare un'ottima cucina umbra.
Un posto che consiglio a chiunque voglia provare a fare Rafting di 1° e 2° grado sul fiume Corno, riposare e visitare i vicini centri abitati tra i quali Castelluccio, a 1500 metri di altitudine ai margini di una piana dall'aspetto lunare, simile ad un cratere ricco di vita e dove il segno dannoso dell'uomo sembra non esistere.
Questa località è stata, alcuni anni fa, set del film “Fratello sole sorella luna” di Franco Zeffirelli.
In questa bellissima zona ho scoperto, grazie ad un breve colloquio con il titolare dell'Hotel, di non essere il primo rodigino a soggiornarvi, poiché a seguito del terremoto che nel 19 settembre 1979 colpì duramente questa zona, alcuni noti e notissimi imprenditori del mattone polesani, sembra con l'interessamento del più famoso politico di Rovigo deceduto a Portofino, ottennero l'appalto per la ricostruzione delle case danneggiate e distrutte dal sisma, assieme ad altre ditte di Pordenone e Treviso. In quell'occasione l'albergo fu molto frequentato, vi mangiavano infatti a colazione, pranzo e cena, circa una cinquantina di operai. Molto spesso, i grandi manager in bella compagnia brindavano a Champagne degustando prelibatezze di ogni tipo.
Poco dopo la morte, in circostanze ancora non del tutto chiarite, del noto politico (1984) scomparvero tutti: “i tecnici, i muratori e gli imprenditori che avevano riscosso anticipi per parecchi milioni. Dei cantieri, nel centro storico di Norcia, e nelle frazioni, rimasero soltanto un paio di gru, pezzi di macchine edili e sacchi di cemento” (Repubblica del 4 giugno 1989 pg. 11).
I lavori di ricostruzione rimasero pertanto incompiuti, l'allora Sindaco di Norcia Alberto Novelli finì in galera (condannato poi a 2 anni e 10 mesi) con l'accusa di “concorso in truffa, concussione e associazione a delinquere”. Stessa condanna per due imprenditori edili polesani ex DC: G.P. e il suo socio R.S., mentre a 2 anni e 11 mesi vennero condannati altri due industriali veneti ovvero, R.C. e A.B. (di Veneta Costruzioni).
I debiti lasciati in zona ammontano a diverse centinaia di milioni di lire, di cui 48 milioni per i pasti consumati all'Hotel Dei Cacciatori.
I lavori furono poi portati avanti e conclusi da altre aziende che subentrarono a quelle sopracitate.
Non mi sono certamente sentito orgoglioso ad essere rodigino in questa circostanza, anche se il mio conto, a differenza loro, l'ho pagato sino all'ultimo centesimo.
A dire il vero ho provato vergogna, non ho timore ad ammetterlo, a sentirmi raccontare questa squallida e al tempo stesso ricorrente storia Italiana, che vede coinvolti noti cittadini di “comprovata moralità”.
Spero che queste illustri persone abbiano provato un po' di vergogna per ciò che hanno fatto, per le vicende raccontate dalla gente del posto e dai quotidiani all'epoca dei fatti e successivamente (vedi Repubblica 4 giugno 1989 pg. 11).
Mi auguro, altresì, che abbiano ben chiaro quale immagine hanno dato della loro città e la figura che hanno fatto fare a me (all'epoca dei fatti undicenne) e a quelli che come me frequentano quelle bellissime zone.
Non è forse più dignitoso vivere del giusto, invece che arricchirsi lasciando tanti operai senza stipendio e non so quante famiglie senza casa?
Fare queste cose non è da furbi ma solo ed esclusivamente da disonesti.

martedì 24 maggio 2016

Mx, il terzo stato in Australia

Non solo negli USA si polemizza sui bagni dei transgender ma anche sull'isola dei canguri, infatti, ora in Australia hanno aggiunto, accanto a Ms per le donne e Mr. per gli uomini, l'appellativo Mx per gli "intersex" o "boh".
Gli australiani d'ora in avanti potranno essere identificati con uomo, donna, intersex.
Chi dice che la "teoria gender" è una invenzione della Chiesa e bene che si ricreda e che cerchi di essere un po' meno ipocrita.

Ispirato da una news: www.intelligonews.it