lunedì 27 febbraio 2012

La carriera è una questione di lunghezza di maniche

Giacca e cravatta, nell'era dell'apparire e non dell'essere, sono diventate come la divisa di superman che da i super poteri a chi la indossa. Qui non si tratta di volare nel senso stretto del termine, ma di far carriera, di godere di privilegi e vantaggi al di la, frequentemente, di ogni legge che l'uomo stesso si è dato. La bravura, l'onestà e le capacità non si misurano, purtroppo da tanto tempo, con risultati oggettivi ed onesti, ma dalla lunghezza delle maniche e dal tessuto di cui sono fatte.

Le cronache ci insegnano che i più grandi corrotti e corruttori non vestono a Porta Portese o ai grandi magazzini, ma in boutique di prestigio ed empori vari. Difficile trovare sui giornali: “Arrestata tuta blu con 2 milioni di euro in Svizzera” o “Arrestata casalinga per appalti truccati”.

Chi ha formulato la regola che dice che abito di marca e cappio al collo (cravatta) sono segno di decoro e di buona reputazione? Probabilmente le stesse persone che si nascondono dietro a fiocchi e paramenti per distinguersi, le stesse persone che usano soldi spesso frutto di truffe, per porsi al disopra di altri.
In quest'epoca falsa e discussa si sono formate le nuove generazioni a suon di immagini e scatole vuote. Si è insegnato a ingannare il prossimo dopo se stessi, si è e si sta insegnando a calpestare chiunque per i propri fini, si sta insegnando, infine, con la pratica ad usare ed abusare delle persone. Di chi è la colpa maggiore, di chi abusa e usa o di chi si lascia manipolare? Gente che lascia a casa idee, fede e pensieri per condividere pubblicamente quelle degli altri per ottenere favori e privilegi quale valore da alla persona?

All'indomani della sua nomina a Patriarca di Venezia Albino Luciani nel 1969 diceva: "Non si tratta di dominare, ma servire; non si sale, ma si discende; non si è primi, ma gli ultimi; non si hanno vantaggi personali o tornaconti ma disturbi, seccature, e, se occorre, anche la morte". Il contrario di quanto si fa comunemente. Giacca e cravatta per far carriera per gestire, manipolare, dominare e sfruttare chiunque. Non, quindi, promozioni per servire, per essere a disposizione di tutti, per mettere al servizio della società conoscenze e talento. Il concetto è: servire o sfruttare? Lavorare o illudere? Essere veri o falsi?

Si tralascia il lavoro fatto in onestà, impegno e professionalità e si valuta il vestire non il fare, si valuta la pettinatura, la barba lunga o corta, non il lavoro svolto e le conoscenze e le capacità. Secondo questa regola l'equivalenza è: taci, vestiti bene e accondiscendi a quanto dice il capo e sarai libero, ricco e dispensato. Insomma, in una Italia in cui gli stipendi sono i più bassi di Europa e dove i politici e i dirigenti sono i più pagati del mondo, per dirla senza mezzi termini, si stanno educando le nuove generazioni ad annullarsi e a posizionarsi a novanta gradi per essere da un lato proni al volere degli altri, e dall'altro disponibili a leccare per i desideri propri.

Con questo atteggiamento si fa poca strada cari giovani e meno giovani, seguire la corrente è dannoso.

Rovigo lì 27 febbraio 2012

Pubblicato su:
La Voce di Rovigo del 8 marzo 2012
La Voce di Rovigo del 13 marzo 2012

Nessun commento:

Posta un commento