giovedì 15 marzo 2012

Le regole di San Bernardino e il modo di lavorare


Carissimo San Bernardino da Siena, nel 1427 parlasti agli studenti della tua città del “modo di studiare” e proponesti 7 regole.
Parlasti, come dicevi tu, “chiarozzo, acciò che chi ode, ne vada contento e illuminato, e non imbarbagliato”.

Vorrei riprendere le tue regole e utilizzarle per il “Lavoro” anziché lo “Studio”, spero tu non abbia nulla in contrario.

Forse ciò che scriverò non servirà a nulla e a nessuno ma, come Einaudi ha scritto le “Prediche inutili” e sono servite a molti, io scrivo ciò che sento.

Prima regola “estimazione”: nessuno arriva a lavorare sul serio se prima non ha stima per il lavoro e per ciò che fa. A cosa arriva il lavoratore senza stima per il suo lavoro? Diventa “Messer Zero...”, diventa “... come un porco che pappa e bee e dorme...”.

Seconda regola “separazione”: Separare, selezionare le cose buone dalle cattive. Tenere le buone e rigettare o combattere le cattive. Non si possono seguire 100 direzioni contemporaneamente, non si possono tenere due piedi in quattro barche.

Terza regola “quietanza”: “l'anima nostra è fatta come l'acqua. Quando sta quieta la mente è come un'acqua quieta; ma quando è commossa, s'intorbida”. Per poter lavorare e produrre bisogna avere una mente “quieta”, serena disponibile ad accogliere nuove informazioni, nuove nozioni. Se è tormentata non riesce a produrre buoni frutti.

Quarta regola “ordinazione”: cioè ordine, equilibrio. “Non mandare il carro davanti ai buoi... impara piuttosto meno scienza e sappila bene, che assai e male”. Fai bene il tuo lavoro, e fa tutto quello che riesci a fare bene, ma non esagerare, non fare troppo perché rischi di fare male tutto.

Quinta regola “continuazione”: ossia perseveranza. “La mosca si posa appena sul fiore e passa, volubile e agitata, ad altro fiore; il calabrone si ferma un po' di più, ma gli preme far rumore; l'ape, invece, silenziosa e operosa, si ferma, succhia a fondo il nettare, porta a casa e ci da il miele dolcissimo”. Niente lavoratori mosca, niente lavoratori calabrone e si ai lavoratori ape. Nella vita non basta desiderare ma volere. “Non basta cominciare a volere, ma occorre continuare a volere. Non basta nemmeno continuare a volere, bisogna ricominciare a volere da capo tutte le volte che ci si è fermati” (Albino Luciani).

Sesta regola “discrezione”: ossia fare il passo secondo la gamba; non mettere mano a troppe cose insieme (“chi due lepri insieme caccia, una non prende e l'altra lascia”); non pretendere i risultati dalla sera alla mattina.

Settima regola “dilettazione”: cioè prenderci gusto. Non si può lavorare per molti anni, se il lavoro che si fa non piace. Il gusto non capita subito, viene più tardi quasi come premio per gli sforzi fatti.

Comunque sia in un ambiente di lavoro come nella vita “ meglio un esercito di timidi cervi guidati da un leone che un esercito di forti leoni guidati da un cervo” (Filippo il Macedone). A chi dirige invece San Bernardo abate di Chiaravalle dice: “Non temo per te né ferro né veleno, ma l'orgoglio del dominio”.

Buon lavoro

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