mercoledì 4 aprile 2012

Perché mai andare a votare?

Pubblicato su: La Voce di Rovigo del 5 aprile 2012

Perché andare a votare alle prossime elezioni? Si è vero votare è un dovere sociale e un diritto, ma a che pro?
sono tutti uguali” si dice, ed è una affermazione certamente qualunquista in un paese normale, ma ora più che mai sembra essere diventata la realtà oggettiva. Con queste leggi, con queste regole malsane che senso ha eleggere dei candidati, nominare un nuovo Parlamento e un nuovo Governo? Cambierebbero poco i nomi e ancor meno la sostanza.

A questo Governo di tecnici (a questo punto molto discutibile) si chiede di cambiare le regole del gioco affinché si possa, tra un anno, votare con qualche possibilità di miglioramento, con qualche certezza i più.

Una legge anti-corruzione blasonata da tutti e deliberata da nessuno, per cominciare.

Una nuova legge elettorale, poi, che renda incandidabili i condannati, che ponga un limite ai mandati, che riduca il numero di parlamentari e senatori, che tagli gli stipendi – proporrei pagamento a gettone di presenza – e i privilegi, sopratutto per quelli che non hanno più incarichi, senza tralasciare i vitalizi.

Questa classe politica è abituata a raggirare i suoi cittadini, a eludere ciò che emerge dal voto referendario come nel caso del contributo ai partiti. Si cambia nome alle cose per non eliminarle come vuole la gente, furbizie da poco che costano molto. Li chiamano rimborsi spese, peccato che si rimborsi sino al 380% di ciò che si spende.

Il problema “crisi”, invece, sembra legato all'art. 18, niente di più fantasioso e falso. Il mancato reintegro del lavoratore ingiustamente licenziato può far piacere solo alle grandissime aziende non certo alle piccole e tanto meno al lavoratore. Come fa una piccola azienda in difficoltà a liquidare i dipendenti con 27 mensilità e TFR?

Più aumenta la disoccupazione più si alimenta la crisi. Meno soldi si hanno in tasca, meno si spende più si rallenta l'economia. Propongo di tassare i capitali, far pagare più tasse ai ricchi e a chi non le ha mai pagate (il 50% dichiarano meno di 15000 euro l'anno), ridurre le imposte a chi le ha sempre pagate e ha stipendi alla soglia della povertà. Suggerisco di facilitare le assunzioni di personale, e di incentivare la libera impresa. Il salvataggio delle banche e delle grandi industrie non è una cura anti-recessione.

Cose ovvie, scontate diranno molti leggendo queste righe.

Verissimo aggiungo io. Perché allora non si fanno. Probabilmente per interessi di parte, di casta, di singoli individui.

Prima di andare a votare, quindi, pensiamoci bene. Con questi partiti, con queste persone e con queste leggi potrebbe essere utile quanto salire in cima ad una rupe e gettarsi nel vuoto senza paracadute.

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