mercoledì 2 maggio 2012

2012: forse i Maya parlavano delle Province non del mondo

Il Polesine, stando alle proposte di legge circolanti in questi giorni, probabilmente sparirà dalle cartine geografiche o, nella migliore delle ipotesi vedrà modificati i suoi confini e quelli dei suoi Comuni.

Dalle slide del Rapporto sulla spending review del ministro per i rapporti con il Parlamento Piero Giarda si evince che i Comuni e le Province piccole spendono di più di quelli/quelle grandi. Da ciò nasce la proposta di concentrare i servizi e di abolire i microcomuni. Per le province, invece, l'indicazione va verso la riduzione drastica (come richiesto anche dalla BCE) e l'accorpamento. Alle stesse, poi, sembra che verranno lasciate poche funzioni operative (territorio, trasporti e mobilità).

Rovigo ha a suo ulteriore svantaggio il fatto di essere piccola, neanche 280 mila abitanti, e di contenere 50 Comuni dei quali solo 7 con più di 10 mila abitanti (Rovigo, Adria, Porto Viro, Lendinara, Occhiobello, Badia Pol., Porto Tolle), 43 sotto i 10 mila di cui 18 sotto i 2 mila ab..

Il Governo Monti si è dato come obiettivo quello di ridurre la spesa pubblica di ben 4,2 miliardi di euro entro il 31 dicembre di quest'anno e di fornire il piano operativo per la riduzione di 2,1 miliardi di euro entro quindici giorni da oggi.

L'incaricato dal Governo Bondi a breve ci illustrerà quindi i primi tagli.

Ipotizzando che diventino legge le voci che circolano sui media pronunciate dai tecnici di Governo, il territorio in cui viviamo potrebbe essere totalmente trasformato sul piano amministrativo. Nuovi confini comunali, quindi, e aggregati ad una o più province venete, con meno funzioni, meno amministratori (assessori, presidenti, consiglieri), meno figure apicali (quelle che guadagnano almeno 80 mila euro l'anno).

I sindaci che verranno nominati alle prossime elezioni potrebbero trovarsi senza poltrona ancor prima di andare alle urne. Gli assessori provinciali, comunque vada, dalla prossima legislatura la poltrona non ce l'hanno già più. Anche molti consiglieri resteranno in piedi, ovviamente. Non si sa ancora cosa succederà ai dipendenti ma non mancherà molto affinché anche questo aspetto venga chiarito.

Il 2012 non sarà, con ogni probabilità, l'anno della fine del mondo come previsto dai Maya, ma quello della fine della provincia di Rovigo e di altre che versano nelle stesse condizioni. Chissà che dalle macerie o dalle ceneri risorga vita nuova un po' più sana e pura di quella passata.

Chiediamoci però tutti una cosa, in particolare chi ha amministrato questo territorio e l'Italia intera: siamo sicuri di aver agito nell'interesse della collettività e di non essere causa del tracollo?

Rovigo lì 2 maggio 2012

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