giovedì 17 maggio 2012

Chi crea il danno non è chi denuncia ma chi non rispetta il prossimo

Vorrei fare riflettere su una certa questione alcune persone in particolare, ma ritengo cosa buona renderla pubblica affinché tutti quelli che hanno voglia di mettere in moto il cervello possano ragionarci sopra.

Quando un essere umano, in piena libertà, denuncia una appropriazione indebita, un privilegio acquisito in dubbia correttezza, un aumento di stipendio non democraticamente conquistato, un privilegio o un diritto ottenuto in maniera poco meritocratica o denuncia un comportamento truffaldino di un'altra persona non è, ripeto, non è un essere umano che attacca amici, parenti o colleghi e che danneggia il prossimo. Questo modo di descrivere i fatti è fuorviante, è una maniera per spostare l'attenzione dal vero problema, un modo per perseverare nella scorrettezza, per occultare la verità.

E' proprio il contrario di ciò che si tende ad affermare, chi danneggia veramente gli amici, i colleghi, il prossimo è colui che si appropria, spesso aiutato da persone senza scrupoli e arroganti, di diritti, privilegi, promozioni in maniera anti-meritocratica.

Chi danneggia il prossimo è colui che salta a piè pari le leggi, che calpesta i diritti altrui, che afferma la propria autorità con la forza e non confrontandosi alla pari con gli altri aventi diritto.

Facciamo un esempio: se una persona, abusando della propria posizione, favorisce in maniera forzata un amico, un parente, è costei a danneggiare tutti gli altri non chi denuncia il male fatto, perché è di questo che si tratta.

Questo comportamento crea un danno agli altri poiché si tolgono, probabilmente, risorse a persone meritevoli.

Vi sono ruoli e competenze ben pagate che sembrano diventate diritti acquisiti intoccabili, diritti trasmissibili di padre in figlio, di fratello in sorella.

Non è così.

Ci sono persone, poi, che ricoprono ruoli molto importanti che richiedono sforzi e impegno straordinario se fatti a dovere, e che invece dovrebbero avere il buon senso di tacere quando non sanno di cosa parlano.

Queste persone si sentono sempre nel giusto e sbagliano almeno tre volte con un'unica azione. Non sanno e prendono decisioni, non conoscono i fatti e si sentono i migliori, non ascoltano, non leggono le carte e riversano su altri le colpe loro e, soprattutto, non sentono mai il bisogno di scusarsi anche se ne avrebbero ben donde.

Rovigo lì 17 maggio 2012

Eugenio Malaspina

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