giovedì 25 luglio 2013

.... o si tappa la falla o si affonda

L'Italia è in crisi e il Polesine è tra le aree geografiche della penisola a soffrire maggiormente. Cala l'occupazione (3480 uscite a fronte di 2560 assunzioni – dati Unioncamere) e il numero delle imprese e aumentano i fallimenti. Neanche i saldi riescono a dare slancio alle attività commerciali, soprattutto quelle del centro città. Si presenta anche un altro rischio, quello “usura”. Quando le banche non finanziano e le imprese e/o i privati necessitano di liquidità si fanno avanti gli avvoltoi, gli usurai (“Razza maledetta, sono cresciuti forti e innumerevoli sulla terra.... Sant'Antonio da Padova) che spremono sino all'ultima goccia i malcapitati.

Per risparmiare gli Enti comunali provano a fondersi, lo dovevano fare già dieci anni secondo me, per ridurre la spesa politica, per gestire congiuntamente le proprie funzioni e per aumentare il valore intrinseco del territorio (un comune di 50 mila abitanti conta di più di uno di 800). Questa operazione, però, non è ben vista da tutti gli amministratori oggi in carica, alcuni infatti, forse solo perché vedono in pericolo la propria poltrona o la propria autorità si oppongono al progetto più che giusto e necessario. Il Ministro degli affari regionali Delrio da ragione a Casaleggio (5 Stelle), riguardo al pericolo che si corre dovuto alla “rabbia” in aumento da parte dei cittadini italiani. Entrambi affermano che sarà un autunno molto caldo. Il Ministro graziano Delrio riprende in mano la questione Province e sottolinea la necessità di accelerare i tempi per la loro soppressione e per la realizzazione di “organi gratuiti composti dai sindaci dei Comuni con più di 15 mila abitanti”. Difatti, afferma il ministro, sono già 30 le Province commissariate e moltissime in scadenza nella prima metà del 2014. Verrà quindi presentato a giorni un disegno di legge che accompagnerà quello costituzionale di abolizione delle Province. Se poi sono veri i dati diffusi sui Social Network da Alessandro di Battista, deputato del Movimento 5 Stelle, quali: record raggiunto di debito pubblico pari a 2.074 miliardi di euro (130% del Pil); circa 6 miliardi del debito aggregato di Stato, famiglie, imprese e banche (400% del Pil); disoccupazione giovanile al 38%, disoccupazione in genere al 12,2% (dato peggiore dal 1977); 80 miliardi erogati dall'INPS dall'inizio della crisi per cassa integrazione e indennità di disoccupazione; contratti atipici pari al 53% dei giovani (dai OCSE). Se sono veri, come credo, questi dati e gli altri che non ho riportato c'è veramente da mettersi le mani nei capelli, chi li ha ovviamente. In una terra come il Polesine, che non è certo delle più floride e da sempre un po' più sfavorita nel Nord Est produttivo d'Italia, questi numeri si concretizzano in “pianto e stridore di denti”. A partire dalla oramai ex “Bassano Grimeca” alla “Berco” (in Provincia di Ferrara ma dove lavorano molti polesani), per citare le realtà più grosse, e tutte le piccole e medie imprese che chiudono ogni giorno per finire con quelle che vorrebbero aprire ma che rinunciano a causa dei costi e della burocrazia italiana che scoraggia ogni iniziativa, la situazione è più grave di quella dipinta sino ad oggi dai nostri rappresentanti politici. D'altronde se a parlare, a legiferare sono persone con stipendi e pensioni d'oro, con doppi, tripli quadrupli incarichi ben remunerati che in periodi tristi come questo vedono aumentare il loro potere di spesa, e vedono, controtendenza, crescere il loro conto in banca, cosa ci si può aspettare? Qui a Rovigo ci danno la “grande notizia” di aver ridotto di 30 mila euro circa il fondo dedicato ai premi dei dirigenti del Comune capoluogo, sono solo “quisquiglie e pinzellacchere” per dirla alla Totò. E' ben altra l'entità e il numero di tagli che si possono e si devono fare e interessano tutti e 50 i Comuni e la Provincia. Tagliare le consulenze, eliminare molti sprechi, far lavorare meglio e con strumenti adeguati gli attuali dipendenti pubblici e perché no, far si che siamo i cittadini a valutare i risultati raggiunti dai Vertici nell'espletamento delle loro funzioni e non un organo interno.

Tergiversare troppo non è più possibile o si tappa la falla o si affonda.



24 luglio 2013

Eugenio Malaspina

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