mercoledì 10 settembre 2014

Delta del Po - ci prendono per stupidi


Scena teatrale vergognosa, quella recitata dalla politica locale nei giorni scorsi sulla questione Parco del Delta del Po.
Dove erano i politici polesani e veneti quando, più di quindici anni fa, l'Emilia Romagna iniziava a pubblicizzare il Parco del Delta del PO su tutte le reti TV nazionali e sui quotidiani e riviste varie?
C'è da chiedersi invece, a chi è stata affidata in Veneto la direzione del Parco? Cosa ha fatto la classe politica? come hanno investito i numerosi fondi messi a disposizione negli anni?
Non è di certo il Fiume Po a dividere l'Emilia Romagna dal Veneto, Il Polesine dalla Provincia di Ferrara ma un enorme gap culturale, strategico e di lungimiranza imprenditoriale, ovvero è una questione di “testa” e di diversi interessi. L'Emilia Romagna ha visto subito, ancor prima della sua nascita, quali e quante possibilità avrebbe offerto quella risorsa naturale e vi ha investito sia in servizi che in pubblicità, mentre in Polesine si pensava forse alla caccia, alla pesca e alla centrale ENEL. Fu proprio l'Emilia Romagna, nel 1979, ad iniziare lo studio di fattibilità di un parco nazionale. Nel 1988 con la LR numero 27 del 2 luglio, viene istituito il Parco regionale dell'Emilia Romagna e solo successivamente quello Veneto.
All'inizio degli anni '90, ricordo un episodio significativo. Fui incaricato, dal mio datore di lavoro, di tracciare su una mappa le prime ipotesi dell'area del futuro parco, eravamo agli albori dei GIS, e mi ritrovai in ufficio gente che mi chiedeva di escludere da tale futura area protetta certe zone. Uno in particolare, con l'accento basso polesano inconfondibile, mi disse: mi ci è voluta una vita per conquistarmi quel terreno e adesso lei, con una matita, mi rovina? Premesso che utilizzavo sistemi informatici e non matite e che non ero io a decidere i confini ma solo a trasferirli su un supporto informatico e anche cartaceo, rimasi alquanto stupido davanti a queste affermazioni. Mi resi però conto già da allora, come la gente intendeva il Parco in Polesine. In Emilia Romagna, intanto, si includevano nel parco aree come le saline di Cervia, la pineta di San Vitale e Pialasse entrambe in Provincia di Ravenna, le valli di Comacchio e tutti i lidi con i loro stabilimenti balneari e la zona di Argenta.
Ora questi signori che si sono nutriti con la politica si stupiscono di cosa? Io mi chiederei invece ad esempio, quanto hanno incassato, quanto hanno speso e cosa hanno prodotto il Consorzio di Sviluppo, l'Ente Parco e tutte le altre attività e Enti interessati? Non stupiamoci se poi nel resto del Nord ci definiscono “Terroni”. Per molti aspetti, siamo rimasti fermi agli anni '70 mentre il resto d'Italia, soprattutto il sud (vedi Salento), nonostante la “crisi” sta facendo passi avanti, seppur piccoli, seppur sofferti ma con effetti positivi facilmente riscontrabili. Bisogna cambiare le “teste” per cambiare il paese, cambiare classe dirigente e politica.

Nessun commento:

Posta un commento