lunedì 27 luglio 2015

Come immergersi sui relitti

Da sempre i relitti sommersi affascinano moltitudini di subacquei, sia dilettanti che professionisti. Vari sono i motivi che spingono un essere umano ad affrontare questo tipo di immersioni, non sempre sono leciti o ispirati da sani principi. C'è chi li cerca per i cimeli da esporre in salotto, chi per gli oggetti di valore da vendere al mercato nero, chi solo per dire di esserci stato, chi per la flora e la fauna che li ricoprono. In anni di immersione e di contatti con altri subacquei, ho potuto acquisire abbastanza esperienza per poter ritenere i relitti dei musei vivi sotto il livello del mare, dei luoghi di culto, da rispettare e onorare. Come in tutti i luoghi di culto, ci si deve avvicinare con lo spirito giusto, con un atteggiamento al tempo stesso rispettoso e curioso e, cosa fondamentale, coscienti di ciò che si va a vedere. Man mano che si scende in profondità e la sagoma del relitto, sia esso una nave, un sommergibile o una piattaforma petrolifera o altro, si delinea davanti ai nostri occhi, dobbiamo già essere coscienti che ciò a cui ci stiamo avvicinando non è un ammasso di ferraglia, ma un luogo ove la più complessa e affascinante creatura del pianeta ha vissuto, mangiato, bevuto, dormito, pensato, sorriso, festeggiato, lavorato, ucciso, salvato, pianto, urlato, tremato, odiato e amato. Dobbiamo essere pienamente coscienti che in quel medesimo posto, in tempi passati vi
sono state molte vite, che hanno condiviso gioie e drammi, situazioni difficili e divertenti. Persone che hanno scelto di vivere in quel modo e altre costrette dalla triste realtà dei fatti. Troppe persone si immergono impreparate; non parlo dal punto di vista della didattica subacquea, ma da quello storico-culturale e ambientale-naturalistico. Non tutti sono storici, biologi, filosofi o religiosi, ma tutti devono leggere, studiare, documentarsi, se vogliono cogliere almeno in minima parte l'essenza di ciò che si apprestano a visitare. Come si può capire appieno luoghi come Assisi, senza conoscere la storia che li ha resi famosi? Come si può capire ed eventualmente criticare personaggi come San Francesco, Sant'Agostino, Dante, Mussolini, Valerio Borghese, senza aver almeno provato, nonostante i nostri limiti, ad approfondire lo studio di tali personaggi che nel bene e nel male hanno segnato la nostra storia? Come si può apprezzare, sotto tutte le sfaccettature, un quadro non conoscendo l’autore e l’epoca storica in cui visse? Con tutte le difficoltà che posso avere, sento in me dominante la necessità di conoscere la realtà in cui vivo, di conoscere ciò che vado ad osservare, per poter cogliere seppure in minima parte i messaggi, le sensazioni, i sentimenti che i luoghi e le cose provano a comunicarmi. Questo atteggiamento di impegno, di studio, ispirato dalla necessità di ascoltare tutto è segno di maturità e di voglia di volgere lo sguardo verso l'altro, di non auto limitarsi e accontentarsi di immagini, spesso irreali, delle cose, situazioni, persone in cui ci imbattiamo ogni giorno. Troppo spesso viviamo credendo di conoscere gli altri e le cose, quando in realtà conosciamo solo un'immagine di loro, frutto dei nostri preconcetti, della nostra ignoranza, di tutto il nostro bagaglio culturale. Basta dunque solo un po' di impegno e di voglia di andare oltre la superficialità per rendersi conto che sotto uno strato di polvere, a volte anche spesso, vi può essere tanta ricchezza e tanta bellezza. Se non troviamo in noi il desiderio e quindi la forza di passare lo straccio, vedremmo sempre e solo la polvere. Sono stato sempre attratto dalle storie di guerra e dalle storie umane in generale, poiché sono sempre rimasto affascinato da ciò che l’uomo può fare di grande, di stupefacente e di eroico in situazioni estreme e spesso non volute. In questo mio cammino che è la vita, ho avuto la fortuna di incontrare reduci della seconda guerra mondiale, dai quali mi sono fatto raccontare vicende, aneddoti, situazioni tragicomiche e quant'altro. Narrazioni che mi hanno portato ad avvicinarmi ai relitti in modo totalmente diverso rispetto al passato e, in particolar modo, a comprendere che ogni uomo, giovane o anziano che sia, è un libro da leggere e studiare a fondo, da non dimenticare in un cassetto. Vi sono i libri più facili da leggere, quelli più pesanti, quelli che ci rapiscono, quelli che ci lasciano freddi, quelli che ci fanno piangere e quelli che ci inorridiscono, tutti ci chiedono però in egual misura, spesso in maniera muta, di essere letti. Mi sono sempre chiesto come si può scendere in mare e non sentire la necessità e la voglia di conoscere le creature marine che ci circondano, il desiderio di sapere la storia degli oggetti che ci appaiono, ma quasi ad ogni immersione (ho superato da tempo le 500) mi trovo di fronte a persone di questo tipo e mi sento in dovere di provare ad aprire loro gli occhi almeno una volta. “La speranza è l'ultima dea che fugge i sepolcri” disse Ugo Foscolo qualche tempo fa.. Provateci, tentate questo nuovo approccio e vedrete che sarà come il fuoco che brucia, non riuscirete a restare indifferenti, non riuscirete a non farvi toccare dal calore e dallo splendore della luce, e forse abbagliati da tanto splendore troverete la forza di farlo un'altra volta e un'altra volta ancora. L'uomo è un essere dinamico, in continua evoluzione fisica e mentale, ma spesso, senza rendersene conto, invecchia e muore. Le sue gambe corrono ancora, le braccia si muovono ancora ma una parte molto importante di lui è assopita. L’essere umano legato solo all’istinto, alla meccanica dei movimenti, alla corporeità, è una visione alquanto riduttiva dell’animale intelligente. Conoscere, sapere, capire, accettare le situazioni e al tempo stesso, superare i propri limiti, ragionare, sbagliare e imparare dai propri errori, credere nel prossimo, in se stessi e nella giustizia, nel poter ottenere dei risultati, queste sono le cose che ci distinguono dai nostri simili. Dobbiamo conservare in noi sino alla morte corporale il talento, tipicamente infantile, della curiosità. Non dobbiamo mai smettere di chiederci il perché delle cose, e soprattutto cercare delle risposte. I bambini chiedono a tutti e da tutti si aspettano spiegazioni, spesso si accontentano e con il passare degli anni richiedono e approfondiscono, altre volte insistono sino all’esasperazione. Non tutti i nostri quesiti riceveranno risposte, o risposte esaustive, ma non è detto che con il tempo queste lo diventino. Il relitto pertanto, lo si può vedere anche come la chiave di lettura di storie umane e, in alcuni casi, come l’unico promemoria di avvenimenti accaduti, che passerebbero inosservati senza di lui. 

T.I. Eugenio Malaspina

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